I LUOGHI DI SAN GIOVANNI BATTISTA PIAMARTA

La figura e l’opera di san Giovanni Battista Piamarta non possono essere pienamente capite senza precisi riferimenti al periodo storico e alla città. Vissuto tra Otto e Novecento, nel clima acceso che accompagna i primi passi dell’Italia unita, ne respira le aspirazioni patriottiche e anticlericali, ma anche la profondità delle radici cristiane.

La scelta di erigere l’Istituto Artigianelli nel brolo del monastero di Santa Giulia, ridotto a caserma, rappresenta nella volontà vescovile il tentativo di recuperare uno spazio scristianizzato da troppo tempo. La vicinanza a San Cristo rende evidente tale intendimento, insieme a quello di situare gli Artigianelli in una parte della città a forte spinta urbanistica. Il suo impegno pastorale a Carzago, Bedizzole, Brescia e Pavone, insieme alla tradizione monastica respirata sin da bambino nei chiostri di San Faustino, segnano la vita di Piamarta e della sua Congregazione che resteranno per sempre un tratto indelebile del loro impegno.

Oggi che il monastero di Santa Giulia è incluso nella Lista dell’UNESCO, l’area degli Artigianelli, appartenente all’antica clausura giuliana, con il Museo Piamarta, il santuario, le officine, le aule e i cortili, non solo è parte di un bene patrimonio dell’umanità, ma ne è porzione fondamentale per la sua rilettura complessiva. Costituisce, inoltre, uno spaccato di straordinario interesse per la comprensione dello sviluppo urbano nel Novecento.

 

MAPPA INTERATTIVA

Casa Madre / Istituto Artigianelli

Via Giovanni Piamarta, 6

25121 BRESCIA

tel. 030.49512 - 3662867000

info@museopiamarta.it

info@auditoriumcapretti.it

Apertura del Museo

Lunedì 9.00-13.00

Martedì 10.30-13.00 / 15.00-18.00

Mercoledì 9.00-13.00

Giovedì 9.00-13.00 / 15.00-18.00

Venerdì 9.00-13.00

Sabato 15.00-18.00

Brescia, San Faustino. Giovanni Battista Piamarta nasce a Brescia il 26 novembre 1841 nel popolare quartiere di San Faustino, nei pressi dell’omonima abbazia, da una famiglia di modeste condizioni; il padre Carlo Giuseppe fa il barbiere e la madre Regina Ferrari, che si prende cura dei cinque figli, è casalinga. Cresce esuberante sotto la guida della madre frequentando l’oratorio San Tommaso e sperimentando la fatica del lavoro nobilitato dalla spiritualità benedettina.

 

Brescia, San Cristo. I moti risorgimentali coinvolgono anche il giovane Piamarta, studente nel seminario diocesano per i chierici poveri di San Cristo che, all’indomani della cruenta battaglia di San Martino e Solferino, non esita a prodigarsi nell’aiuto ai feriti. Tra i chiostri rinascimentali di San Cristo la carità è grande, come lo sono i sentimenti di umanità e patriottismo in difesa della patria e della fede cristiana; lì matura la sua vocazione sacerdotale, la sua formazione culturale e la preparazione teologica.

 

Brescia, Sant’Alessandro. Nel 1870 Piamarta si trasferisce in città nella parrocchia di Sant’Alessandro, dove resta fino al 1883. Sono anni di fervore e di intensa attività nella cura d’anime, anni di lavoro belli e ricchi di soddisfazioni, in cui vede la sua comunità crescere «con la preghiera e con la ripetizione delle opere buone». Nel 1876 istituisce l’oratorio, esperienza in cui vanno ricercate le basi del progetto che lo porterà a fondare l’Istituto Artigianelli; un giornale anticlericale lo chiama “don Argento vivo” per denunciare la sua capacità di farsi carico dei bisogni di tutti.

 

Brescia, Istituto Artigianelli. Il 3 dicembre 1886, nella cappella del Sacro Cuore del seminario di San Cristo, Piamarta riunisce i primi “artigianelli” orfani, che assistono alla messa insieme a due chierici. Nelle povere case sottostanti offre loro la cena ed essi lo chiamano per la prima volta “Padre”. A muoverlo è il bisogno di dare alla gioventù una prospettiva in grado di renderli capaci di affrontare il mondo del lavoro in un orizzonte di fede. Nascono così, con l’aiuto di mons. Pietro Capretti, gli Artigianelli, un istituto per la formazione umana, professionale e cristiana per la gioventù bisognosa. L’Istituto è collocato nel brolo del monastero di Santa Giulia, dove Piamarta edifica le prime officine e i laboratori artigianali, costruisce le aule scolastiche e i dormitori, innalza una chiesa e un teatro, allarga i cortili e i campi da gioco, si circonda di collaboratori. Qui condivide la vita dei suoi ragazzi, insegnando loro a diventare uomini attraverso il lavoro manuale e la formazione cristiana: “pietas et labor” è il suo motto, secondo l’adagio benedettino del lavoro unito alla preghiera.

 

Brescia, tipografia- editrice Queriniana. La prima officina degli Artigianelli nel 1884 è quella della tipografia Queriniana, chiamata così in omaggio al vescovo di Brescia e cardinale Angelo Maria Querini. Una piccola realtà che nel 1886 si fonde con la tipografia Bersi, cui era annessa la libreria già appartenente ai Figli di Maria, ultimo retaggio della gloriosa scuola grafica di Ludovico Pavoni. Da questo timido inizio nascerà l’Editrice Queriniana, strumento di promozione per il cattolicesimo lombardo e nazionale, divenuta oggi un’editrice internazionale specializzata negli studi teologici.

 

Vallio Terme. A undici anni Piamarta va a bottega come garzone e durante una vacanza a Vallio conosce don Pancrazio Pezzana, che lo avvicina, ne intuisce le qualità e gli propone di entrare in seminario. Il costo della retta viene pagato da alcuni benefattori e dalla sorella di don Pezzana, che sarà per lui una seconda mamma. Sono gli anni difficili in cui, anche a Brescia, si combatte per l’unità nazionale e il giovane respira i valori del patriottismo risorgimentale.

 

Bedizzole. La dedizione di padre Piamarta spinge il parroco di Bedizzole ad averlo al suo fianco, dove giunge nel 1869 e rimane fino al 1870, lasciando il ricordo di un pastore operoso e sempre disponibile, ma riuscendo pure a trarre preziosi frutti per la sua opera futura e validi collaboratori. Qui conosce la madre Carmela Zanoni, suora canossiana poi missionaria in Cina, con cui intreccerà un fitto scambio epistolare e che diventerà una delle sue figlie spirituali.

 

Carzago Riviera. Completati gli studi teologici, Piamarta è ordinato sacerdote in cattedrale dal vescovo Girolamo Verzeri il 23 dicembre del 1865. Il primo incarico è quello di curato a Carzago Riviera, una piccola parrocchia poco distante da Bedizzole, dove è parroco l’amico don Pezzana; vi si reca dopo la prima messa celebrata il giorno di Natale a Bedizzole. Inizia così l’apostolato gettandosi a capofitto nella catechesi e nella pastorale senza risparmiarsi, nel desiderio di operare per la salvezza delle anime.

 

Pavone Mella. Nell’estate del 1883 Piamarta viene destinato a Pavone Mella e a poco valgono le resistenze dei fedeli di Sant’Alessandro contro la decisione vescovile. In autunno fa il suo ingresso in parrocchia e vi resta fino al 1886; le difficoltà iniziali sono fugate con l’aiuto di Maria, proposta a tutti quale modello. Nell’inverno tra il 1886 e il 1887 si assenta frequentemente per recarsi a Brescia, dove il 3 dicembre raccoglie quattro ragazzi alle pendici del castello: è l’inizio degli Artigianelli.

 

Remedello Sopra, Colonia agricola. Dall’incontro di Piamarta con don Giovanni Bonsignori, parroco di Pompiano, nasce la Colonia agricola di Remedello. È il 1895 quando, con l’acquisto di un podere di 140 ettari, finanziato in parte dalla contessa Teresa Gigli di Pavone Mella, si gettano le basi della nuova istituzione educativa per la promozione del mondo contadino. Nel maggio del 1896 inizia la scuola teorico-pratica di agricoltura: di giorno si lavora in campagna, la sera si studia e si prega. Il lavoro imparato nei campi rende la scuola altamente specializzata; periodicamente si danno alle stampe pubblicazioni agronomiche e si celebrano i congressi agrari, in cui il confronto avviene con gli specialisti di tutto il paese. Le finalità della Colonia sono quelle di far crescere ragazzi, spesso disagiati, e prepararli ad affrontare il lavoro contadino con competenza, onestà e spirito cristiano.